
vergogna (shame)
2026 - in sviluppo
progetto partecipatico, performativo e fotografico



VERGOGNA è un progetto partecipativo, performativo e fotografico nato da un’esperienza autobiografica e da una riflessione sul tempo necessario per riconoscere e nominare la vergogna.
Il progetto prende come punto di partenza il concetto di metabolizzazione. Nel linguaggio comune “digerire” significa assimilare un’esperienza difficile; VERGOGNA trasforma questa metafora in un dispositivo fisico e partecipativo. Il frutto diventa il corpo simbolico dell’emozione: qualcosa di legato al piacere e al desiderio, ma anche materia organica capace di essere ingerita, trasformata, distrutta, lasciata intatta o deteriorarsi.
Il partecipante è invitato a individuare un’esperienza, un comportamento, un desiderio o una parte di sé associata alla vergogna, senza doverla raccontare. Sceglie autonomamente un frutto che possa rappresentarla e, una volta solo nello spazio, decide cosa farne. Non viene indicata alcuna azione: può ingerirlo, modificarlo, distruggerlo, conservarlo, lasciare una traccia oppure non agire.
Non è l’ingestione a costituire la performance. È la decisione.
Lo spazio non viene ripristinato tra un partecipante e il successivo. Parole, macchie, liquidi, semi, bucce, residui e frutti possono progressivamente accumularsi, facendo sì che ogni persona affronti qualcosa di individuale all’interno di un ambiente già trasformato dagli altri.
La vergogna emerge così come esperienza intima ma anche relazionale: qualcosa che percepiamo individualmente e che, allo stesso tempo, viene costruito attraverso lo sguardo dell’altro e attraverso norme familiari, morali, religiose, sessuali, culturali e sociali.
STUDI VISIVI
Immagini generate con AI utilizzate come studi preliminari per esplorare possibili configurazioni spaziali e visive del progetto.
Se potessimo attribuire una forma alla nostra vergogna e letteralmente ingerire ciò che ci ha divorato interiormente, lo faremmo?